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Sposare la Persona sbagliata? Ecco perchè lo si fa!

Sposare la persona sbagliata? Capita molto più spesso di quanto si possa pensare! Il New York Times ha pubblicato una riflessione molto interessante sul libro dello scrittore Alain De Botton, che spiega come l’idea romantica del matrimonio rovini i matrimoni.  Il tema di questo suo nuovo romanzo si concentra sui comportamenti che sono in […]

Categoria: matrimonio e dintorni

Articolo di: Serena Catignani

Sposare la persona sbagliata? Capita molto più spesso di quanto si possa pensare!

Il New York Times ha pubblicato una riflessione molto interessante sul libro dello scrittore Alain De Botton, che spiega come l’idea romantica del matrimonio rovini i matrimoni.

Il tema di questo suo nuovo romanzo si concentra sui comportamenti che sono in gran parte dettati da ragioni illogiche, per spiegare come mai, per quanto ci impegniamo intensamente per evitarlo, ci troviamo sempre a “sposare la persona sbagliata”. Qualcuno che si rivela diverso da ciò che speravamo, o con cui costruiremo un rapporto diverso da quello che sognavamo. È un tema di cui De Botton si è già occupato in passato ma che diventa nuovamente il centro del suo ultimo romanzo. Lo scrittore svizzero sostiene che in parte, è perché abbiamo una sconcertante serie di problemi che emergono quando cerchiamo di avvicinarci agli altri. Sembriamo normali solo a chi non ci conosce molto bene. In una società più saggia, e più consapevole di se stessa della nostra, una domanda normale ad una prima cena sarebbe: “Che tipo di pazzia è la tua?”.

Forse abbiamo la tendenza a infuriarci quando qualcuno non è d’accordo con noi, o riusciamo a rilassarci solo quando lavoriamo; forse ci è difficile l’intimità dopo il sesso, o ci chiudiamo a riccio di fronte a un’umiliazione. Nessuno è perfetto. Il problema è che, prima del matrimonio, raramente scaviamo nelle nostre complessità. Ma purtroppo queste caratteristiche raramente escono prima del matrimonio o durante una convivenza, ma escono invece fuori nei momenti di fragilità, nel momento in cui noi stessi decidiamo di concludere una relazione e incolpiamo l’altro. Per quanto riguarda i nostri amici, non si preoccupano tanto da assumersi il duro lavoro di aprirci gli occhi. Uno dei privilegi dello stare da soli è la sincera impressione di essere davvero una persona con cui è facile vivere. Ed è per quello che in breve tempo uno ci si trova facilmente a sposare la persona sbagliata!

Tuttavia i nostri partner non sono, a loro volta, più consapevoli di sé.

Naturalmente, tentiamo di capirli. Visitiamo le loro famiglie. Guardiamo le loro foto, incontriamo i loro amici di scuola. Tutto questo contribuisce alla sensazione di aver fatto il nostro dovere. Ma non è così. Il matrimonio si rivela come una scommessa speranzosa, generosa ed estremamente disponibile tra due persone che non sanno ancora chi siano o chi possa essere l’altro; una scommessa in cui si legano a un futuro che non possono concepire e su cui hanno attentamente evitato di indagare.

C’è stato un tempo, racconta De Botton, in cui i matrimoni erano dettati da ragioni logiche di ogni tipo: per mettere insieme delle proprietà, per associarsi a ricchezze o poteri, per aderenza a dettati religiosi, per voleri di diversa natura delle famiglie. Ma da queste pratiche considerazioni seguivano dolori, solitudini, litigi, infedeltà, violenze. Il matrimonio razionale si mostrò, col senno di poi, piuttosto irrazionale. Per questa ragione il suo sostituto, il matrimonio sentimentale è stato in gran parte esentato dal dover esporre motivi razionali. Al contrario, ciò che conta nel matrimonio sentimentale è che le due persone coinvolte siano spinte l’una verso l’altra da un istinto irresistibile e che siano convinte nel profondo del loro cuore che sia la cosa giusta da fare. “Dai retta al tuo cuore”, eccetera. E più la scelta appare avventata e ostacolata da ragioni logiche, più questo diventa persino un argomento a favore della forza del desiderio e quindi della sua giustezza: la logica e il raziocinio sono disprezzati come freddi elementi di calcolo, da annientare con la superiorità della passione e dell’istinto. L’accezione negativa di “calcolare” in questi contesti, verbo che è altrimenti premessa di affidabilità e successi, è rivelatrice della contraddizione.

In realtà quello che ci diciamo è di averlo fatto, un “calcolo”, anche se dettato da ragioni sentimentali: stiamo cercando di essere felici, con questa persona. Ma non è così facile, dice De Botton: l’idea che abbiamo di felicità e di amore sono molto parziali e personali, e nel matrimonio, come in altri contesti, quello che cerchiamo di ricostruire sono situazioni familiari o infantili che associamo alla felicità: la nostra idea di amore è confusa con dinamiche molto problematiche, come può essere il desiderio di aiutare o proteggere un adulto fragile o in difficoltà, la paura di perdere l’affetto di un genitore o la paura della sua collera, il timore di non saper esprimere i propri sentimenti. Cresciamo con un’esperienza tormentata dell’amore, inevitabilmente. E quindi è facile che da adulti “finiamo per rifiutare certi candidati al matrimonio non perché siano sbagliati, ma perché sono troppo giusti – troppo equilibrati, maturi, affidabili -, dato che questa giustezza suona estranea ai nostri cuori” e alla nostra idea di amore.

Poi c’è anche il fatto che ci sentiamo soli, e non si è lucidissimi col peso della solitudine e del timore che prosegua a lungo: per fare una scelta sensata e oculata dovremmo essere completamente a nostro agio con l’idea di stare soli anche per anni, fino a che non l’avremo fatta. E infine, dice ancora De Botton, ci sposiamo anche per rendere permanente un’emozione positiva, quella di quel giorno a Venezia, di quel momento al tramonto, di quella conversazione intima e complice. Tutte cose che ci raccontiamo che si ripeteranno o che diventeranno la norma, ma che col matrimonio non c’entrano niente. Il matrimonio sarà soprattutto un’amministrazione del quotidiano, i bambini da portare a scuola, l’appartamento in un condominio, l’organizzazione delle giornate. L’unica cosa che si conserva è il partner, scelto in tutt’altre condizioni mentali e con logiche illogiche.

La buona notizia è che non ha importanza se ci accorgiamo che stiamo per sposare la persona sbagliata.

Non dobbiamo abbandonarla. Va solo abbandonata l’idea romantica sulla quale si è fondata la comprensione del matrimonio in Occidente negli ultimi 250 anni: che esista un essere perfetto in grado di rispondere a tutte le nostre esigenze e di soddisfare ogni nostro desiderio.

Dobbiamo sostituire la visione romantica con la consapevolezza tragica (e a volte degna di una commedia) che qualsiasi persona ci farà sentire frustrati, arrabbiati, annoiati, furiosi e delusi e che anche noi (senza alcuna malizia) faremo altrettanto con lei. Non c’è fine al nostro senso di vuoto e di incompletezza. Ma tutto questo non è raro e non è una ragione per divorziare. Scegliere con chi sposarci consiste meramente nell’individuare a quale particolare tipo di sofferenza preferiamo sacrificarci.

Questa filosofia del pessimismo offre una soluzione a un mucchio di angosce e di inquietudini riguardo al matrimonio. Può sembrare strano, ma il pessimismo allevia l’eccessiva pressione fantastica dei nostri luoghi comuni di derivazione romantica sul matrimonio.

L’incapacità di un partner particolare di salvarci dal nostro dolore e dalla nostra malinconia non è un argomento contro quella persona, né segno che un’unione meriti di fallire o di essere cambiata.

La persona più adatta a noi non è la persona che condivide ogni nostro gusto (non esiste), ma la persona che può negoziare con intelligenza le differenze di gusti — la persona che sa gestire bene il disaccordo. Più che una certa idea superficiale di perfetta complementarietà, è la capacità di tollerare le differenze con generosità il vero indicatore della persona “non troppo sbagliata”. La compatibilità è una conquista dell’amore; non deve essere la sua premessa.

Il Romanticismo non ci è servito a niente; è una filosofia dura. Ci ha fatto sembrare tante cose che viviamo nel matrimonio come eccezionali o noiose. Alla fine ci ritroviamo da soli, convinti che la nostra unione, con le sue imperfezioni, non sia “normale”. Dovremmo imparare ad adattarci alla “scorrettezza”, cercando sempre di adottare una prospettiva più indulgente, spiritosa e ben disposta rispetto ai suoi molteplici esempi in noi stessi e nel nostro partner. Sposare la persona sbagliata diventerebbe così una cosa occasionale e non una consuetudine.

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