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Terapia di coppia: quando farsi aiutare?

Campanelli d’allarme, strategie e qualche consiglio per capire quando iniziare una terapia coppia Serve davvero la terapia di coppia? È questa, in realtà, la domanda principale che ci si fa quando si inizia ad ipotizzare una richiesta di aiuto per la nostra coppia. Invece di cercare alibi o risposte frettolose e scoraggianti, indaghiamo con sincerità […]

Categoria: crescita di coppia

Articolo di: Marco Mattio

Campanelli d’allarme, strategie e qualche consiglio per capire quando iniziare una terapia coppia

Serve davvero la terapia di coppia? È questa, in realtà, la domanda principale che ci si fa quando si inizia ad ipotizzare una richiesta di aiuto per la nostra coppia. Invece di cercare alibi o risposte frettolose e scoraggianti, indaghiamo con sincerità evidenze e campanelli d’allarme che possono motivare una terapia di coppia.

Mettiamo poi sul piatto scuse, timori e pretesti che ci bloccano nel cercare un aiuto: tipo “Tanto lei/lui non ne vorrà sapere”, “Come può un estraneo aiutarci realmente?”, “Tanto lui/lei non cambia”, “Come scegliere modi e tempi di una terapia di coppia?”.

Poi guardiamoci attorno seriamente per trovare un aiuto per la nostra coppia: non è affatto detto che la terapia debba essere lunga, costosa o inutile. Anzi! Cambiando prospettiva ci sorprenderemo a guardare i nostri piccoli o grandi problemi di coppia come ostacoli aggirabili e non come montagne invalicabili.

 

Evidenze. La nostra coppia ha dei problemi, guardiamoli in faccia

In definitiva, se stiamo pensando ad una terapia di coppia, significa che gli argomenti a favore di un aiuto per la nostra coppia ci sono tutti. Dobbiamo però formalizzarli innanzitutto con noi stessi e con il/la partner: perché il primo e più importante lavoro sulla coppia dobbiamo farlo noi. E il fatto di meditare su una possibile terapia o percorso di coppia significa che ci vogliamo ancora bene e crediamo nella nostra coppia!

Per guardare in faccia oggettivamente –o quasi– la nostra situazione facciamo una lista di campanelli d’allarme:

  • Litigi – sempre più frequenti e soprattutto immotivati, e magari di fronte ad estranei o davanti a i figli.
  • Disaccordo – su temi e argomenti anche banali, sui quali un disaccordo sarebbe conciliabile o tutto sommato accettabile perché parte dei gusti di ognuno.
  • Sensazione di trascuratezza – non ti senti accolto/a, ascoltato, e non riesci ad avere una adeguata attenzione anche quando la chiedi esplicitamente.
  • Fastidio – non c’è desiderio di stare insieme, di vedersi o di ritrovarsi a casa, e nemmeno di coccole, effusioni e desiderio sessuale.
  • Giochi di potere – e ricatti affettivi che spesso coinvolgono i figli.
  • Timore – di parlare o agire per non provocare la rabbia del partner o nuove discussioni.

 

Nella coppia mettiamoci il cuore, sempre

Non si tratta di cercare il famigerato pelo nell’uovo, né di sminuire i problemi, ma di valutare evidenze e campanelli d’allarme concreti che ci spingono a cercare supporto per la coppia. Sappiamo infatti bene che quando un rapporto è deteriorato ogni particolare emerge ingigantito e molte minuzie compromettono quanto può essere salvato.

Se la nostra vita di coppia è infelice o non ci fa stare bene, non arrendiamoci, né spaventiamoci. Come i fiumi e le strade, la vita non è diritta, ma ha curve ad anse. Consideriamo inoltre che l’esperienza mostra a ciascuno come qualche rallentamento impone per lo meno di riflettere e quasi sempre aiuta a ripartire meglio.

  • Non pensiamo immediatamente a una rottura
  • Pensiamo alle caratteristiche e ai buoni motivi che ci hanno fatto scegliere
  • Alimentiamo in noi per primi il desiderio di ravvivare quanto c’era e avere anche di meglio
  • Scegliamo di metterci buona volontà
    • Sincerità
    • Pazienza
    • Umiltà

Sono forse parole desuete, ma sono i più efficaci ingredienti di ogni pacificazione: con se stessi e con gli altri. E sono alla base di ogni terapia e lavoro interiore sia personale, sia di coppia, sia di gruppo.

 

Cosa sei disposto a perdere?

Una famosa canzone italiana contiene una frase topica per ogni relazione di valore: “…Mi fido di te, cosa sei disposto a perdere?”. Facciamocene una ragione: a litigare si è sempre in due. Una coppia, così come un gruppo di amici o di lavoro è sempre un insieme di personalità, di abitudini e di libertà.

Chiediamoci quindi sempre sinceramente come possiamo noi per primi aiutare il partner ad essere felice e a farci felici:

  • andare incontro per primi, sia fisicamente sia idealmente
  • ascoltare anche quando siamo stanchi
  • smettere di dare per scontato
  • non volere sempre avere ragione
  • essere onesti con noi e con l’altro
  • darci tempo e creare tempo per la coppia
  • imparare a perdonare e perdonarci

Accettare di non essere perfetti, di subire anche noi le fatiche quotidiane, e di scaricarle spesso su chi abbiamo attorno è fondamentale. Ogni terapia, ancor più la terapia di coppia, va affrontata con tanto tanto desiderio di felicità, per entrambi!

 

Ma quale tipo di terapia di coppia?

Decidere di chiedere aiuto per la nostra coppia significa anche scegliere il tipo di terapia e di percorso. Le possibilità sono varie e seguono diversi tipi di approccio terapeutico. Vediamo le principali

  • terapia cognitivo-comportamentale – approccio tradizionale, che utilizza ampiamente le tecniche dell’accettazione delle differenze e della possibilità di cambiamento affinché non generino continui e cronici conflitti.
  • terapia cognitivo-analitica – approccio utilizzato per trattamenti brevi e occasionali, ha l’obiettivo di aiutare a capire perché pensiamo e reagiamo in un determinato modo in determinate situazioni.
  • terapia integrativa – viene definita di terza generazione e utilizza tre principali strategie: unione empatica, distacco unificato, tolleranza.
  • analisi transazionale – mira a migliorare il benessere psicologico favorendo la ristrutturazione della persona.
  • terapia psicoanalitica – il più noto è l’approccio freudiano, mira ad aiutare il paziente a far emergere alla coscienza i conflitti dell’inconscio.

 

Come scegliere la terapia di coppia adatta a noi

Con delicatezza, confrontiamoci con chi magari abbia già vissuto un percorso di aiuto alla coppia. Chiediamo informazioni a vari professionisti. E valutiamo con il nostro partner la proposta, il progetto, che ci pare più adatto a noi.

Sì, possiamo parlare di progetto e di percorso perché di una ricostruzione e una rinascita si tratta. E deve essere adatta a noi, ai nostri due caratteri e al tempo che oggettivamente scegliamo di dedicare a questo impegno importante.

Non vergogniamoci di fare domande: leggiamo, raccogliamo notizie, ma poi chiediamo esplicitamente allo psicoterapeuta:

  • come funziona la sua proposta terapeutica
  • come e su quali fasi è strutturata
  • che caratteristiche ha
  • che tempi necessita per essere efficace
  • quali costi richiede

 

E se il partner non ne vuole sapere?

Sembra banale ricordarlo, ma ognuno ha i propri tempi e se i litigi e il disaccordo sono molto frequenti, facilmente uno dei due opporrà resistenza alla proposta di terapia di coppia. E per molti motivi. Innanzitutto dotiamoci di pazienza: chi ha aperto gli occhi su un problema è avvantaggiato, cerchi quindi di aiutare chi ancora fatica.

  • Diamo informazioni, non consigli
  • Spieghiamo, non diamo per scontato
  • Facciamo proposte, non imposizioni

Non obblighiamo, ma motiviamo sempre una proposta. Siamo adulti, nemmeno noi siamo disposti ad azioni non ragionate.

Distinguiamo infine, o innanzitutto, la possibilità di seguire percorsi indipendenti: i membri della coppia possono seguire la terapia singolarmente con due diversi professionisti con l’obiettivo di approfondire in ciascuno la conoscenza di sé e la capacità di comunicazione, interazione e adattamento all’altro; possiamo iniziare noi un percorso che ci aiuti a comprendere come aiutare noi stessi e il nostro partner a compiere la scelta di una terapia di coppia.

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