Famiglia rotta, come ricongiungerne i pezzi?

Rispondiamo a Vania che ci ha contattati scrivendoci:

Le ho provate tutte e non riesco ad uscirne.
Non siamo felici e io mi trovo sempre a difendere mio figlio dai comportamenti del padre.
Non abbiamo nulla in comune, poca comunicazione intima, niente sesso.
Ho pensato addirittura sia gay o mi tradisca.
Mai un we romantico organizzato da lui, poche o inesistenti iniziative….
Provato con la psicoterapia ma dopo la terza seduta e un ulteriore litigio non é più voluto venire. Io ho paura di affrontare tutto da sola. Ma forse non ho scelta perché sto sacrificando me stessa e forse anche lui. Non lo so…ora mi viene solo da piangere sapendo anche che sono l’unica che cerca aiuto….

Se vuoi che rispondiamo a una tua richiesta, scrivici qui:

Briicks risponde! Qualche consiglio per voi

Inizia Marco con le presentazioni

Ciao a tutti,

siamo qui per un nuovo episodio di Briicks risponde. Io sono Marco di Briicks insieme la psicologa psicoterapeuta Agnese Lombardi. Questa rubrica è un momento, uno spazio dedicato a chi chiede un piccolo aiuto, un confronto. come se fossimo seduti al tavolino di un bar proviamo a dare qualche spunto. Oggi rispondiamo a Vania che ci ho chiesto aiuto e ci descrive la situazione un po’ pesante dice che lei e il suo fidanzato convivente non sono felici e ci trova sempre lei a dover difendere suo figlio dei comportamenti del papà, c’è poca comunicazione, niente sesso … insomma una situazione un po’ di di povertà e di relazione e mi chiede aiuto, conforto, soprattutto perché dice che è solo lei che chiede aiuto.

La luce oltre il buio

Allora Vania, innanzitutto quando ci arrivano questi messaggi così pesanti, così faticosi, ci si stringe il cuore e davvero siamo con te quindi non sentirti sola per quanto certo non è che siamo una presenza concreta però siamo contenti di poterti dare un piccolo momento, speriamo, di ristoro e confronto.

Sicuramente in questo momento tu stai venendo tutto buio, tutto senza luce, però qualcosa in comune c’è: il fatto che comunque voi siete insieme, abbiate scelto una casa in cui convivere, avete un figlio… sono tutte cose importanti, grandi, che non sono proprio da buttare via. Dire che in comune non c’è niente è un po fuorviante.

Si può dire “le cose non sono come vorrei, come desidererei .. “.

Riuscire dire questa cosa sicuramente mette un pochettino in ordine le cose.

Difesa o distanza?

La cosa che mi ha colpito di più è che quando parli di questo “difendere mio figlio” immagino tu non intenda difendere fisicamente da aggressioni perché credo che non scrivesti a noi ma scrivesti certamente ad altri e mi viene in mente quindi allora, un difendere da comportamenti ma anche il difendere da dei valori che tu non riconosci. Allora la domanda è proprio questa: cioè, da che cosa nel concreto stai difendendo tuo figlio? E soprattutto, i vostri valori sono così distanti che non riesci a tollerare che il papà di tuo figlio possa avere certi atteggiamenti nei suoi confronti? Questa è veramente la distanza che si è creata da voi perché nel momento in cui tu non ti fidi più dell’altro si ha proprio un po’ meno una fiducia di base sulla quale si costruisce tutto il rapporto. Tu ti fidi di del tuo compagno, c’è stima per lui, lo stimi, pensi che sia una persona affidabile?

Un circolo amorevole

Su questo davvero c’è un po’ da da chiarire quali sono i sentimenti anche tuoi nei suoi confronti anche perché nel momento in cui una persona, un uomo, si sente stimato, lì sente anche che c’è uno spazio di amore, uno spazio di incontro. Spazio in cui c’è un’accoglienza e quindi questo è abbastanza fondamentale per costruire un rapporto sano e qui si sente che c’è la possibilità di investire delle energie e ricevere indietro delle soddisfazioni relazionali e familiari.

Rispetto al discorso del terapeuta quello che mi viene a dire è che non per forza è una cosa malvagia. Talvolta c’è moderazione nella coppia o semplicemente anche solo per non sentire la compagna moglie che sbraita accettiamo di fare una cosa anche contro voglia. Ed è meglio non fare psicoterapia se non c’è davvero desiderio di andarci. Se inizia da te a vedere che è un qualcosa di efficace e risolutivo per quelli che sono i problemi, magari vi è anche uno spazio di accoglienze per dire ok va bene posso intervenire qui, su queste cose.

Che famiglia sogni?

Io però quello che vorrei chiedergli e vorrei che tu gli chiedessi è: qual è la famiglia che sogna? Quale la famiglia che anche tu sogni, che voi sognate? Perché su questa domanda si basa tutto quanto, se non siete in grado di rispondere a questa diventa difficile dare una direzione alla vostra relazione e capire dove portarla, che cosa fare per arrivare se dove volete essere nel presente non lo sapete neanche voi.

Quindi questo dovete proprio vederlo un po’ come il primo punto su cui chiarirvi e con questo passo la parola ad Agnese.

Interviene anche Agnese:

Grazie. Quello che è un po’ viene da chiederti è che cosa provi tu per lui?

Nel senso che se è una persona da cui devi difendere tuo figlio, che in realtà non è tuo figlio ma vostro figlio, mi chiedo che cosa provi per lui? Perché stai lottando per mantenere una relazione con lui? C’è ancora l’amore? C’è ancora l’affetto, il rispetto?

Questo forse è un primo punto sul quale forse bisognerebbe un attimo provare a chiedersi a interrogarsi.

Se ti senti sola in questo ancora di più uno deve proprio andare un po’ oltre, a degustare insieme e capire qual è la fonte, cosa c’è alla sorgente di questo desiderio di stare insieme? Qualcosa che è legato come diceva Marco a qualcosa di passato? O che in qualche modo è ancora lì, avete costruito qualcosa insieme quindi qualcosa ci deve essere stato che vi ha spinto a stare insieme e costruire la famiglia che adesso avete.

Come un pezzo rotto

Seppure in questo momento è una famiglia un po’ rotta,  poco stabile e che ha perso un po’ un pezzo perché alla fine da quello che tu ci racconti il papà e il marito in qualche modo non è presente … l’altra domanda è perché non è presente? Se tu devi difendere il tuo figlio dal suo papà mi chiedo se forse non è un po’ normale che lui si sia tirato fuori dalla vostra relazione dal momento in cui si sente di non funzionare bene, di non essere all’altezza delle aspettative e magari di sentire di avere contro la moglie, di avere contro magari anche il figlio che non lo vede come una figura funzionale per lui, per la sua crescita e quindi forse il fatto che lui un po’ si sia ritirato in questo senso ci può stare.

Uno strumento, non l’ultima possibilità

Che poi un maschio riesco a chiedere aiuto e forse chiedergli un po troppo, è proprio difficile che un uomo riesca a fare questo passaggio qua. E se tu pensi che la psicoterapia per voi possa essere uno strumento ecco e non semplicemente l’ultima possibilità per riuscire a risolvere la cosa, se lui ha deciso che in questo momento non se la sente, potresti proseguire tu e nel momento in cui lui vedrà che porta a dei benefici, che in qualche modo dei cambiamenti tu li stai facendo grazie alla psicoterapia magari si tirerà dentro di nuovo anche lui.

Perché la psicoterapia non è l’ultima spiaggia è un passaggio che aiuta ad affrontare un momento di crisi nel momento in cui però si vede che c’è qualcosa per cui vale la pena lottare e non semplicemente un modo per appiccicare dei cerotti perché, come sperimentato, laddove effettivamente c’è una ferita troppo forte non occorre versare altro alcol sulla ferita.

Con questo ti salutiamo, fateci avere notizie. Ti mandiamo un grande abbraccio da noi e da tutto quanto il team briicks, ciao!

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