Non riesco ad amare come vorrei: perché accade? L’amore si può imparare?

30 gennaio 2018
categorie: felicità di coppiadi Sara Foradini

Abbiamo già trattato in parte questo argomento, ma ” Non riesco ad amare come vorrei” è una frase che possiamo aver detto o sentito dire più volte e quindi ci sembra un argomento importante che merita di essere approfondito da diverse angolazioni.

Dicendo “non riesco ad amare come vorrei” ci si può riferire a due situazioni:
1 – una situazione momentanea: riguarda un momento della vita, qualcosa che prima non ci apparteneva e che con stupore ha iniziato ad impadronirsi di noi: “Ma come? Prima riuscivo ad amare e adesso non ci riesco più! Che cosa è successo?
In tal caso la causa può essere un periodo di stress e stanchezza eccessivi o semplicemente l’evoluzione del rapporto, che richiede di prendere consapevolezza delle differenze tra l’innamoramento e l’amore.
2 – una situazione permanente: è una frase ricorrente, una situazione che dura ormai da anni e che si è sperimentata con più partner in un arco temporale significativo, un tratto che ormai sembra appartenere alla nostra personalità.

Anche le motivazioni che ci inducono a pensare di non riuscire ad amare possono essere diverse e le dividiamo in:
1-intrinseche: il pensare “non riesco ad amare” è determinato dal fatto che ci accorgiamo da soli di non amare come vorremmo.
2-estrinseche: ci accorgiamo di non amare abbastanza perché è il partner a farcelo notare parlandocene in modo costruttivo o sfogandosi con lamentele o semplicemente mostrando la sua infelicità.
Quando diciamo all’altro di non sentirci amati possiamo dirlo perché siamo alla ricerca di conferme, magari a causa di nostre ferite del passato che ci rendono insicuri (e in tal caso dovremmo tener presente che così facendo possiamo insinuare nell’altro un dubbio che non aveva e/o sottoporlo a stress eccessivo!) oppure perché realmente l’altro non riesce ad amarci abbastanza.

Inoltre il tutto assume un significato completamente diverso a seconda del periodo che si sta vivendo perché, se ci si trova ad un semplice livello di conoscenza, il nutrire questo dubbio può essere determinante nel condurci a voler troncare la relazione.
Spesso la risposta è data da un mix di motivazioni, ma se vi viene spesso da pensare “non riesco ad amare come vorrei”, potreste domandarvi se in passato siete riusciti ad amare di più e, nel caso, cercare di analizzare le differenze prendendo come parametri di riferimento l’età, il contesto, le differenze caratteriali, le diverse storie.
Potreste nutrire affetto e ammirazione, ma non essere davvero innamorati.
Al contrario potrebbe trattarsi proprio di una difficoltà dovuta ai vostri vissuti, il che richiederebbe un lavoro su di sé per poter poi essere veramente felici.
Non riesco ad amare” è sempre una frase dolorosa, un qualcosa che è difficile da ammettere e porta con sé una certa dose di sofferenza, tuttavia può diventare anche un trampolino di lancio per la vostra piena felicità!

Ma domandiamoci un attimo: come e quando si impara ad amare?

Capire come e quando abbiamo imparato le basi dell’amore, può esserci utile per definire alcune difficoltà che abbiamo vissuto e quindi cercare soluzioni per non dover più dire “non riesco ad amare come vorrei”.
Dopotutto è risaputo che quando si riesce a definire un problema si è a metà dell’opera!

La nostra capacità di amare è determinata da:

1- come siamo stati amati nell’infanzia

Secondo gli psicologi Gianni Bassi e Rossana Zamburlin le basi dell’amore sono nell’infanzia. Essi affermano:
“Almeno nel primo anno di vita è fondamentale l’attaccamento sicuro con la madre, il che vuol dire che questa c’è per il figlio fisicamente ed emotivamente ventiquattro ore su ventiquattro, per almeno trecentosessantacinque giorni: questo ci dà la fiducia di base che l’amore esiste, infatti si dice che sono le madri che insegnano ad amare.
Purtroppo pochi vivono una situazione così ideale. Il mondo del lavoro interferisce, richiama le madri a lavorare il più presto possibile e quindi si creano attaccamenti ansiosi, ambivalenti, caotici, vuoti e quant’altro.
Il problema è che le persone tendono a ripetere l’attaccamento che hanno avuto con la madre anche con il partner.
In queste parole vi è un esplicito riferimento agli studi dello psicologo e psicanalista inglese John Bowlby di cui riportiamo alcuni pensieri tratti da Wikipedia:
John Bowlby intuì che l’attaccamento riveste un ruolo centrale nelle relazioni tra gli esseri umani, dalla nascita alla morte. Egli dimostrò come lo sviluppo armonioso della personalità di un individuo dipenda principalmente da un adeguato attaccamento alla figura materna.
[…] La qualità dell’esperienza definisce la sicurezza d’attaccamento in base alla sensibilità e disponibilità del caregiver (madre) e quindi la formazione di modelli operativi interni (MOI), che andranno a definire i comportamenti relazionali futuri.
Per Bowlby è molto importante che il legame di attaccamento si sviluppi in maniera adeguata, poiché da questo dipende un buon sviluppo della persona: stati di angoscia e depressione, in cui un soggetto si può imbattere durante l’età adulta, possono essere ricondotti a periodi in cui la persona ha fatto esperienza di disperazione, angoscia e distacco durante l’infanzia.
Secondo Bowlby il modello di attaccamento, sviluppatosi durante i primi anni di vita, è qualcosa che va a caratterizzare la relazione stessa con la figura di riferimento durante l’infanzia. Questo diviene successivamente un aspetto della personalità e un modello relazionale per i futuri rapporti.

Bassi e Zamburlin inoltre affermano: “Se la madre dà fiducia e amore, il padre dà coraggio (per amare ci vuole coraggio…) e le regole.[…]
La presenza della madre è fondamentale come lo è la presenza del padre: la coppia unita è una forza della natura che risolve tutti i problemi evolutivi dei figli, mentre la coppia divisa li complica” […]
“L’Edipo risolto facilita il distacco dalla famiglia d’origine e la relazione adulta di coppia[…]”
A tal proposito, nel libro “L’amore si può imparare“, i due psicologi spiegano che quando non si è vissuto in modo sano il rapporto con i genitori da bambini e non si è superata la fase edipica (quella in cui le bambine desiderano il padre e vedono la madre come rivale e viceversa per i bambini), non si hanno gli strumenti per riuscire a distaccarsi dalla famiglia di origine e questo influisce addirittura sulla sterilità, che è in continuo aumento.

2- come siamo stati amati durante l’adolescenza

Anche la neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta Mariolina Migliarese, in una sua conferenza, afferma che impariamo ad amare in base a quanto la nostra mamma è riuscita a provvedere in modo efficace ai nostri bisogni da neonati e da quanto ci siamo sentiti amati soprattutto da lei durante la nostra infanzia, “mentre durante l’adolescenza è il padre ad influenzarci di più, periodo in cui la figlia femmina ha la necessità di sentirsi stimata da un padre che stima e il figlio maschio di sentirsi messo alla prova da lui.”
Se siete interessati all’argomento potete leggere il libro di Rocco Quaglia, psicologo psicoterapeuta e docente di psicologia all’Università di Torino, dal titolo “Il senso della vita dalla madre al padre. Teoria dei sistemi relazionali“.

3– come abbiamo visto i nostri genitori amarsi 

“Per esempio al posto di insegnare ai bambini che il sole è rosso, si potrebbe mostrare loro una fotografia a colori del tramonto o mostrare loro un filmato del sole che cala lentamente. La cosa migliore, però, sarebbe andare insieme in un posto dove si può vedere il tramonto del sole e, tenendosi per mano, guardare il sole che scompare a poco a poco…”
(Bruno Munari – Conferenza a Tokyo, 1985)

In altre parole: “I bambini imparano ciò che vivono” come cita la famosa poesia dell’insegnante, pedagogista e consulente famigliare Dorothy Law Nolte: il clima che abbiamo respirato in casa ci si è incollato alla pelle come una muta.

È difficile spiegare a parole come si può amare. E anche se ci riusciamo, che cosa sono le nostre parole senza i fatti? Quanto pesano i grandi discorsi rispetto ai vissuti? Quanto un insegnamento rispetto all’esempio?
Il modo in cui abbiamo visto i nostri genitori parlarsi, abbracciarsi, guardarsi, litigare e fare la pace influenza nel bene e nel male tante idee connesse al rapporto di coppia e tanti meccanismi che ci vengono spontanei o che, al contrario, ci immobilizzano.

4il nostro modo di essere (personalità e carattere)

Ciascuno di noi, lo abbiamo già detto, ha il suo canale d’amore privilegiato. Inoltre ognuno è diverso anche dal punto di vista del carattere e della personalità. Ogni persona riesce ad amare a modo suo, con i suoi tempi e le sue capacità e ciò che la fa sentire amata può essere molto diverso da quello che invece è necessario fare affinché il suo partner riesca a sentirsi amato.

5- il nostro sesso

Maschi e femmine sono diversi e come tali hanno differenti modi di amare.
Cowan e Kinder (1988, p.9) affermano che donne e uomini ricercano l’intimità con bisogni emotivi di base diversi: “i maschi sviluppano il senso della loro identità personale separandosi dalla madre e prendendo come modello il padre, mentre le femmine costruiscono la loro individualità attraverso il contatto continuo con la madre, che diventa il loro modello. Questa unica diversità tra maschi e femmine basta a causare le innumerevoli confusioni e gli equivoci che si creano in un rapporto amoroso.”
Nel libro “Educare al femminile e al maschile” di Tonino Cantelmi e Marco Scicchitano vengono riportate informazioni importanti circa queste differenze fondamentali come ad esempio:
“Le ragazze sviluppano la concezione del proprio valore basandosi sulle risposte degli altri e sulla relazione che hanno con gli altri, mentre l’autostima dei ragazzi ha il suo baricentro sulla percezione delle qualità personali”.
Anche nel libro “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” e nel libro “Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?” vengono trattate le diversità tra uomo e donna. Ve li consigliamo per approfondire questa tematica!

6- i nostri vissuti

Le esperienze che si fanno con gli amici da giovani e da adulti incidono sulla nostra capacità di amare.

Le nostre ferite del passato non solo in quanto figli, ma anche quelle con partners avuti precedentemente, creano in noi delle aspettative e dei timori.

“Non riesco ad amare come vorrei, forse per il mio passato o forse no; in ogni caso voglio impegnarmi per cambiare le cose”

Ecco una frase davvero vincente!
Il passato o il modo in cui siamo stati amati e cresciuti può averci influenzato, possiamo esser giunti ad ammettere: “non riesco ad amare come vorrei”, ma divenuti adulti possiamo metterci in gioco per sanare ferite, migliorarci e fare concreti passi avanti nel riuscire ad amare di più e meglio.
Non tutto è andato perso né definito una volta per sempre, la felicità di coppia non è un miraggio irraggiungibile per nessuno!
L’importante è non sedersi e lasciarsi prendere dallo sconforto, 
ma attivarsi.

Il libro “L’amore si può imparare” propone un percorso per poter ragionare su come poter uscire dallo stallo che ci porta a dire  “non riesco ad amare”  trattando sei macro aree:

1- L’impegno: “amare è il lavoro più grande e difficile che ci è richiesto nel nostro viaggio, ma molti lo reputano mero sentimentalismo relegandolo solo al livello della spontaneità.”
2- La spontaneità emotiva: “gli aspetti emotivi vanno presi adeguatamente in considerazione. Riconoscere ed esprimere spontaneamente le proprie emozioni è segno di un rapporto di coppia aperto. Soltanto chi sa per quali motivi si sente come si sente […] può elaborare le proprie emozioni in modo cosciente, può esprimerle, regolarle, gestirle e controllarle, se è il caso”.
3- L’integrità morale: “il superamento dell’egocentrismo è necessario per creare l’alleanza, un’alleanza adulta.Tutti gli aspetti infantili, narcisistici, le dipendenze e tutto ciò che è contrario alla relazione di coppia si possono riassumere nella parola “individualismo”, che va trasformato grazie alla relazione adulta”.
4- La maturità e il senso di responsabilità: “per sentirci capaci di vivere a livello adulto e meritevoli di amore per sempre, è importante sentire a livello individuale e di coppia la capacità di gestire la propria vita”.
5- Un buon livello di autostima: “una sana autostima non è apparenza, non è apparire sicuri: è essere sé stessi. Non è far finta di non avere problemi: è riconciliarsi e accettare le proprie ombre e i propri punti deboli (per ripararli) […] ed essere consapevole anche dei limiti degli altri.”
6- Un atteggiamento positivo verso la vita per non ritrovarsi più a dire “non riesco ad amare”: le persone più felici hanno come caratteristica saliente una relazione sentimentalmente felice.[…] Il modo migliore di aiutarsi è crescere insieme, smettendo di cercare di cambiarsi”.
Nel libro gli autori parlano anche delle ventiquattro caratteristiche della personalità positiva: non perdetevele se siete interessati a questo argomento!

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